Prof. Michele Marchioni Chiama lo studio

Nicturia: perché ti alzi di notte e come si inquadra

Risvegli notturni, orario del diuretico, nitrati e antipertensivi: dove la terapia del cuore e della pressione incontra l'urologia.

Alzarsi di notte per urinare una o più volte si chiama nicturia, ed è il sintomo che più spesso viene addebitato alla prostata senza che la causa sia stata verificata. Le piste sono quattro e l'ostruzione prostatica è soltanto una: due passano dalla terapia del cuore e della pressione, perché un diuretico preso alle cinque del pomeriggio spiega notti che vengono invece attribuite alla ghiandola. Da lì nascono gli altri incroci che questa pagina mette in fila: chi assume nitrati non può prendere un inibitore della PDE5, e fra gli antipertensivi alcune classi peggiorano l'erezione mentre altre no. Ogni strada ha la sua scheda: il diuretico, l'ormone antidiuretico e il farmaco per la vescica iperattiva.

Perché ti alzi di notte: quattro piste diverse

Le quattro piste, e l'indizio che le distingue:

Pista Indizio Dove si lavora
Ostruzione prostatica Getto debole, esitazione, sensazione di non svuotare Terapia urologica
Liquidi che si riassorbono di notte Caviglie gonfie la sera, scompenso cardiaco noto Cardiologia, calze elastiche, gambe alzate nel pomeriggio
Orario del diuretico Risvegli concentrati nelle prime ore di sonno Spostamento dell'assunzione al mattino
Apnee notturne Russamento, pause respiratorie, sonnolenza di giorno Studio del sonno

Il modo per capire quale pista seguire non costa nulla: tre giorni di annotazioni con orario e quantità di ogni minzione. Quando la parte notturna supera un terzo del totale giornaliero il problema non è di svuotamento ma di produzione, e nessun farmaco per la prostata lo risolve: in quel quadro, e solo in quello, si valuta la desmopressina, che però non si inizia dopo i sessantacinque anni e richiede il controllo del sodio. Se invece urgenza e frequenza compaiono anche di giorno, il bersaglio è la vescica e si ragiona sulla solifenacina.

Le schede dei farmaci che entrano nella nicturia

Tre meccanismi diversi per lo stesso sintomo: ridurre la produzione notturna di urina, calmare una vescica che si contrae in anticipo, spostare l'orario di un diuretico. Dosaggi, controlli necessari e riferimenti di spesa nelle singole schede.

Nitrati e PDE5: l'unica associazione davvero vietata

Nitroglicerina sublinguale, isosorbide mononitrato o dinitrato, nitrati per via transdermica: insieme a sildenafil, tadalafil, vardenafil o avanafil provocano una caduta pressoria che può non essere recuperabile. Non esiste una dose prudente e non esiste un intervallo di sicurezza da rispettare «di solito». Le due regole da conoscere a memoria sono queste: chi ha assunto sildenafil, vardenafil o avanafil deve lasciare passare almeno ventiquattro ore prima che gli venga somministrato un nitrato; con il tadalafil l'intervallo sale a quarantotto ore, perché la molecola dura più a lungo.

Ne derivano due conseguenze pratiche. La prima: chi porta in tasca la nitroglicerina per l'angina non è un candidato a questi farmaci, e il discorso si sposta su altre strade — riabilitazione cardiologica, terapie locali, dispositivi. La seconda: se dopo l'assunzione compare un dolore toracico, al medico del pronto soccorso va detto che cosa si è preso e a che ora, perché quell'informazione cambia il trattamento dell'infarto. Lo stesso vale per i nitriti inalati a uso ricreativo, che sono nitrati a tutti gli effetti.

Gli antipertensivi che pesano sull'erezione, e quelli che non lo fanno

Il problema è reale e spesso mal gestito: il paziente collega il calo delle prestazioni alla pillola per la pressione, sospende per conto proprio e si ritrova con valori fuori controllo. La strada corretta è un'altra — si cambia molecola, non si interrompe la terapia.

  • Tiazidici e beta-bloccanti di vecchia generazione sono le classi più spesso associate a un peggioramento dell'erezione.
  • ACE-inibitori, sartani e calcio-antagonisti hanno un profilo neutro: a parità di pressione raggiunta, non aggiungono il problema.
  • Fra i beta-bloccanti, quelli con attività vasodilatante sono tollerati meglio quando il beta-blocco è indispensabile per il cuore.

La richiesta da portare al cardiologo è quindi precisa: non «posso smettere», ma «si può ottenere lo stesso controllo con una classe diversa». Nella maggior parte dei casi la risposta è sì.

L'alfa-litico che serve a due cose

Doxazosina e terazosina abbassano la pressione e rilassano il collo vescicale: in un uomo iperteso con getto debole possono coprire entrambi i fronti, mentre tamsulosina e silodosina agiscono quasi soltanto sulla prostata. Il punto delicato è l'ipotensione da cambio di posizione, che si somma a quella del diuretico e a quella degli inibitori della PDE5. Si gestisce partendo dal dosaggio più basso, assumendo la compressa poco prima di coricarsi e rialzandosi con calma nei primi giorni; chi ha in programma un intervento di cataratta deve dirlo all'oculista, perché questa classe modifica il comportamento dell'iride.

Attività sessuale e cuore: chi deve chiedere prima

Per la maggior parte degli uomini il carico cardiaco di un rapporto è paragonabile a quello di una camminata svelta o di due rampe di scale, e la domanda non si pone. Si pone in tre casi: angina che compare per sforzi modesti, infarto o procedura coronarica recenti, scompenso con affanno già a riposo. In queste situazioni la valutazione cardiologica viene prima della prescrizione, e spesso si conclude con un via libera dopo che la condizione è stata stabilizzata. Rinviare il discorso non lo rende più sicuro: un uomo che non ne parla prova comunque, e lo fa senza rete.

Prima di una biopsia o di un intervento: anticoagulanti e antiaggreganti

Chi assume warfarin, un anticoagulante orale diretto, aspirina o clopidogrel non deve sospenderli per iniziativa propria prima di una biopsia prostatica o di un intervento endoscopico. La decisione è condivisa fra chi opera e chi ha prescritto la terapia, perché va pesato il rischio emorragico contro quello trombotico, e in alcuni casi la terapia non si interrompe affatto. Serve però che il farmaco venga dichiarato in fase di programmazione e non il giorno stesso: è la ragione più frequente di rinvio dell'intervento.

Quando serve la visita

Vale la pena una valutazione urologica quando i risvegli notturni non si spiegano con l'orario delle compresse, quando al getto debole si aggiungono gonfiore e affanno, quando un farmaco nuovo per la pressione ha coinciso con un cambiamento della funzione sessuale. Se il quadro è soprattutto ostruttivo, la pagina da leggere è quella sull'ipertrofia prostatica benigna; se c'è bruciore o urgenza, quella sulle infezioni delle vie urinarie; per la parte erettile il percorso parte dalla disfunzione erettile. Impossibilità improvvisa di urinare con vescica tesa e dolore sopra il pube è invece un'urgenza che si affronta in pronto soccorso. Le visite si prenotano negli studi di Chieti e Rieti.

Fonti